sabato 17 giugno 2017

"Cerasiello e Palummiello, quando l'amore puro travalica la natura dell'essere"


Forse è la prima volta che racconto una storia che mi appartiene, perché legata alle vicende della mia famiglia. Una storia genuina, fatta di uomini semplici, come sono stati nel tempo tutti i suoi componenti, discendenti da antica generazione piscinolese, e tutti amorevolmente legati al culto arcaico della "madre terra"; terra che natura ha fatto qui dono speciale e generoso agli uomini, per la feracità delle sue essenze e produzioni.
Fiori rosa di pesco e gialli di rape durante la primavera nella campagna di "Abbascio Miano", sullo sfondo la masseria ridotta a rudere, foto fine anni '90 (S. Fioretto)
La nostra storia vede per protagonisti, tra gli altri, due cagnolini bianchi e con essi la loro "padroncina", una dolce anziana, rimasta vedova e ormai sola, che era mia nonna paterna, di nome Maria, da tutti conosciuta come "Mariuccia 'a Rossa" ("'a Rossa" era il soprannome piscinolese coniato per i componenti della sua famiglia, forse per il particolare colore ramato dei loro capelli). Una storia che ha il sapore di altri tempi, perché è ambientata in uno scenario bello e incantato, quale era una volta quel Abbascio Miano, di cui già in altre occasioni in questo blog abbiamo potuto narrare le vicende e l'umanità dei suoi abitanti.
La masseria "Marchesa di Rutigliano" di Abbascio Miano, in una mappa dell'800
Una tortuosa e polverosa stradina di campagna, caratterizzata da una vegetazione fitta e lussureggiante: strada costellata da antiche masserie e da tenimenti agricoli, che nei secoli erano appartenuti a conventi cittadini o a nobili aristocratici.
Nel nostro caso l'antica masseria di Abbascio Miano, della quale narreremo alcune vicende, ricordata per il suo gigantesco arco a mo' di maniero fortificato, era appartenuta, secondo un racconto quasi leggendario, tramandato di padre in figlio, alla Marchesa di Rutigliano, discendente di una nobile famiglia napoletana di antico lignaggio, la quale, purtroppo, avrebbe terminato la sua esistenza proprio nel tenimento di Abbascio Miano, nel momento in cui il popolo inneggiava l'arrivo delle truppe francesi, che attraversavano le nostre terre per entrare in città. Ella, presa dallo spavento e dal panico, non esitò, in quel frangente concitato, a lanciarsi dalla finestra della camera che stava sull'entrata principale, pur di non cadere nelle mani del boia francese! Non sappiamo però in quale invasione francese è ambientata questa storia...
Il famoso grande arco di ingresso della masseria (fotocomposizione di S. Fioretto)
I nonni comprarono una parte di questi beni, nell'anno 1925 e forse rappresentò uno dei pochi casi in cui dei semplici mezzadri riuscirono a riscattare, con duri sacrifici e privazioni, le terre e le proprietà dei loro padroni!! I penultimi proprietari erano stati dei ricchi possidenti napoletani; qualcuno ricorderà il loro nome stampigliato sulle lapidi di marmo che restarono affisse ai lati dell'ingresso della masseria, fino al momento della sua ingenerosa distruzione, avvenuta nell'anno 2002...
La nonna era di animo dolce e buono e amava la campagna e gli animali in maniera speciale; si racconta, ad esempio, che una volta una scrofa morì di parto e della "nidiata" si salvò solo un piccolo maialetto... Ella lo raccolse in un cestino ricolmo di lana e gli pose accanto una bottiglia di acqua calda, che provvedeva a cambiare ogni tanto, per poterlo riscaldare. Poi lo nutriva con del latte vaccino, contenuto in una bottiglietta di vetro terminante con un comune "ciucciotto" per bambini. 
Foto dei miei nonni, nella masseria di Abbascio Miano (tratta dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore" di S. Fioretto)
Il maialetto riuscì quindi a sopravvivere e a fare una crescita regolare. Venne alimentato, poi, secondo l'antica usanza, con "pastoni" di avena, mais, patate e altri ortaggi e divenne molto grasso...
Il problema si presentò al momento della macellazione. La nonna avanzava sempre dei pretesti e delle scuse banali, per poter rinviare l'evento cruento: ora la mancanza di legna per l'acqua calda, ora delle incombenze improcrastinabili, da svolgere nei campi... Tanto si era affezionata alla bestiola che non avrebbe mai voluto vederla uccidere... Purtroppo venne il momento che non poté più arrancare scuse e dovette soccombere alla decisione presa. Furono notati in quel giorno dei rivoli di lacrime scorrere sul suo viso, che non riuscì a trattenere per la mesta malinconia...
Interno della masseria e la grande pietra vesuviana per lavorare il lino
Dopo la morte del nonno Salvatore, avvenuta nel 1956, la nonna restò sola a curare la famiglia, a dir poco numerosa. Trascorsero gli anni. Non sappiamo come avvenne, ma fu nei primi mesi dell'anno 1965, che due cucciolotti vennero affidati alle cure di nonna Mariuccia. Purtroppo non è dato nemmeno di sapere quale aneddoto o circostanza ispirò a far coniare i nomi ai due cuccioli, alquanto curiosi e poco comuni, di: Palummiello e Cerasiello.
Il primo fu chiamato così forse per il candore (colore bianco) del suo manto: perché il nome di Palummiello si riferirebbe al piumaggio bianco di un piccione (palummo). Per Cerasiello, forse non lo sapremo mai...  
Cerasiello e Palummiello crescevano in fretta, tra i tanti abitanti della masseria e, come tanti cuccioli, non disdegnavano di fare biricchinate, come l'inseguire polli che razzolavano allo stato brado nell'aia e nei cortili della masseria o disturbare gli animali nelle stalle.
Ma in fondo tutti li volevano bene. I due cucciolotti non mancavano di tenere compagnia la nonna, che di notte d'inverno li accoglieva nella sua stanza, al caldo. 
Foto di famiglia nella campagna di "Abbascio Miano" (dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore", di S. Fioretto)
Divennero grandi, di taglia media, stavano sempre insieme, giocherellando e seguendo la nonna, mio padre e i miei zii, tra i campi e la masseria. Per loro il pericolo serio era rappresentato dai cani randagi o dai temibili cani pastori, guardiani dei greggi appartenuti ai famosi caprari; ossia a quegli arroganti pastori che, nella loro transumanza, sovente percorrevano le nostre zone, seguendo il tracciato della vecchia Piedimonte. Ma i due cani riuscivano a tenersi a debita distanza...
Purtroppo, verso la fine degli anni '60, anche la nostra campagna, situata al di là della linea della Piedimonte, fu espropriata per costruire il noto asse stradale. Fu l'inizio della fine di Abbascio Miano e di tutta Piscinola agricola, perché ben presto tutta la bella campagna chiamata lo Scampia (o anche Scampagnato), cedette il passo alla costruzione di tantissime case popolari, chiamate col nome di una legge: la "167"
La campagna di Abbascio Miano, poco prima della distruzione, primavera 2007
La nonna, come tanti anziani piscinolesi, ebbe molto a soffrire per questa perdita. Veniva loro sottratto con forza il frutto di tanti anni di sacrifici e di duro lavoro... Ebbe inizio il doloroso espianto... e ogni volta che portavano nella masseria dei fusti di alberi estirpati, per utilizzarli come legna da ardere, la si vedeva piangere sconsolata! 
Non sopravvisse al dolore... e forse per questo grande dispiacere un attacco cardiaco la colpì poche settimane dopo, la notte della Befana del 1971... Fu trovata la mattina seguente come addormentata nel suo letto. 
I due cani, che non l'avevano mai lasciata sola un istante, ebbero modo di mostrare fino all'ultimo, tra la meraviglia dei presenti, il loro affetto alla cara padroncina. Per tutto il periodo della veglia funebre, durato quasi due giorni, non ne vollero sapere di abbandonare la stanza da letto. Rimasero tutto il tempo sotto al letto funebre, senza mangiare e bere.
La campagna con il famoso pino, poco prima della distruzione, primavera 2007
I due cani rimasero così soli, ma restavano pur sempre le mascotte della masseria, e i miei zii continuavano ad accudire con affetto. Purtroppo presto quella premonizione ricorrente che aveva avuto in vita nonna Mariuccia si avverò, e un giorno il povero Cerasiello, mentre era nei pressi dei binari della Piedimonte, fu assalito e quasi sbranato dai feroci cani dei caprari. Il povero cane ebbe giusto la forza di ritornare per poter morire nella sua amata masseria, accanto al suo fratello Palummiello e a i suoi padroni.
Ricordo che fu proprio il caro Nduono e altri amici a seppellirlo in un luogo della campagna, vicino ai binari della Piedimonte
Insieme ad altri bambini della masseria, raccogliemmo dei fiori di campo per farli deporre sulla sua tomba.
Pioppi, viti e il famoso pino, primavera anno 2007
Altri anni passarono, e il povero Palummiello incominciò ad accusare gli anni della vecchiaia. Trascorreva giornate intere accovacciato fuori all'uscio della masseria o ai lati dell'aia, spesso sotto la carretta di Nduono, ma restava sempre assente e poco reattivo; non rispondeva più nemmeno alle mie chiamate e a stento muoveva un po' la coda, come segno di riconoscenza.
Forse anche la malinconia per le persone care perse aveva preso il sopravvento nella sua mente. Questo lo dico perché anche gli animali dimostrano questi sentimenti come noi umani e l'ho potuto sperimentare anche in altre circostanze...
Intanto, dopo la perdita delle campagne, anche la cara ferrovia Piedimonte ci lasciava e in quel lontano febbraio 1976 compiva la sua ultima corsa, tra l'indifferenza di tutti! 
Il territorio di Piscinola divenne ancora più solo, triste e abbandonato a se stesso...!
Dopo pochi anni ci lasciò anche il povero Palummiello... Ricordo che venni a sapere della sua morte proprio da Nduono, mentre gli facevo presente che da un po' di tempo non vedevo il vecchio cane... Mi rattristò molto quella notizia: Palummiello era per me come una persona di famiglia.
Campagna di "Abbascio Miano", nella primavera dell'anno 1965 (Foto di Salvatore Fioretto)
Con la loro perdita finiva un periodo spensierato e felice della mia infanzia e, si può dire simbolicamente, di un'era della storia di Piscinola. Altri eventi infelici per il nostro quartiere erano all'orizzonte e il terremoto del novembre del 1980 segnò la definitiva metamorfosi di un territorio, che diventava ormai a tutti gli effetti una periferia amorfa, spogliato di tanti valori che avevano contraddistinto la sua storia secolare e la vita di tante generazioni di piscinolesi.
Assieme a questi bei ricordi, che mi piace oggi condividere in queste pagine del blog, conservo gelosamente questa cara foto, che mi ritrae quando avevo poco meno di un anno, abbracciato a uno dei due cani ancora cuccioli, nella bella campagna di Abbascio Miano, accanto alla cara nonna, Mariuccia 'a Rossa.
Salvatore Fioretto
  
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N.B.: Le foto riportate in questo post appartengono a delle collezioni private, è severamente vietata la loro diffusione e pubblicazione senza il consenso scritto dei proprietari.

domenica 28 maggio 2017

Termini e detti tipici della civiltà contadina nell'Area Nord di Napoli


Molte volte, nel parlato corrente di tutti i giorni, capita di confrontarci con persone e con amici e, sovente, con meraviglia, ci accorgiamo che alcune parole o termini, da noi adoperati, risultano sconosciuti dai nostri interlocutori, specie se essi sono originari del centro cittadino, di altre zone periferiche della città o anche della Provincia di Napoli. Senza avere la pretesa di svolgere una trattazione di glottologia o di etimologia, vogliamo nel presente post discorrere piacevolmente, illustrando alcuni termini che a nostro parere sono univoci della società antica, contadina in genere, con alcune particolarità che sembrano preesistenti e uniche dell'area a Nord di Napoli o addirittura dei quartieri di Piscinola, Marianella, Miano, Chiaiano e Secondigliano. Alcuni termini, poi, qui hanno un significato del tutto particolare rispetto alle altre zone vicine.
Moltissime parole appartengono alle pratiche contadine e alle attività un tempo svolte nelle masserie e nelle campagne, altre, invece, sono legate al mondo dei mestieri e delle attività artigianali. Sono termini e allocuzioni che nei secoli si sono evoluti, ma che forse sono originari dalla lingua greca, osco-latina oppure derivanti dall'italiano volgare. Non è da escludere influenze linguistiche apportate dalle varie dominazioni straniere, subite nei secoli dal nostro territorio, che, a differenza di altri luoghi, dove questi termini sono andati in disuso o sostituiti da altre parole, qui invece sono stati conservati e utilizzati nell'idioma corrente, almeno fino ad alcuni decenni fa.
Riporteremo i termini in dialetto e a lato la descrizione o il riferimento all'uso dell'oggetto o della pratica, che il termine identifica, per far comprendere al lettore il loro significato. 
L'elenco non ha la pretesa di essere esaustivo, anzi è solo una piccola dimostrazione della varietà dei termini presenti; essi sono esposti in modo casuale, senza seguire un ordine preciso, questo per non appesantire la trattazione e soprattutto per stimolare la curiosità del lettore...


Cincurenza:   Forcone a cinque punte, per raccogliere la paglia (da "cinche riente": cinque denti);
Sàrrecchia:    Piccola falce usata per mietere l'erba o i foraggi;
Fàucione:      Grande falce usata per mietere l'erba o i foraggi;
Fùrchettone:  Forcone;
Pàndosche:    Zolle di terreno, particolarmente coese;
Màstrillo:       Trappola per catturare uccelli o topi;
Tàrpino:         Talpa;
Vàlerio:   Piccolo roditore abitante sui pioppi secolari;
Scàfoncia:     Piccolo invaso creatosi sulla cima dei pioppi secolari;
Lùcia luce:       Coccinelle;
Pùgna pùgne/llardiche:   Ortiche;
Céstune:         Tartarughe terrestri;
Màlaforbice: Coleottero, con due tentacoli, a forma di piccole lame;
Martellina:      Leverismo per azionare i freni a ceppi dei carri;
Annaquata:     Vino ottenuto da vinacce diluite con acqua;
Sférrazzuolo:  Vino ricavato dalla pigiatura di diverse varietà d'uva;
Fétiente:          Erba selvatica, dall'odore nauseante;
Acquarola:       Strada di Piscinola derivante dallo scolo dell'acqua;
Pélliccielli:      Erba selvatica;
Pìchiuchio:       Ferramenta;
Màruvizze:       Uccelli simili ai Tordi;
Céntrelle:         Creste di polli;
Vàrriale:           Tipo di botte;
Vùrpessa:   Uncino per recuperare i secchi da cisterne o piscine;
Màngano:        Attrezzo agricolo per dissodare terreni dopo aratura;
Sbreglie:           Parte delle pannocchie di granoturco (graurinio);
Spùntone:    Utensile usato per sgranare le pannocchie di granoturco;
Tùdero:         Parte delle pannocchie di granoturco (graurinio), usato anche per indicare la fasciatura di neonati;
Lùtamma:         Escrementi di animali;
Lùtammaro:  Raccoglitore di Lutamma (operatore raccolta differenziata di un tempo);
Maschio:           Gelata;
Acquazza:         Brina mattutina;
Ammennula:     Seme di albicocca o di mandorla
Pampuglie:       Parte di fusto di legumi, separata nella bacchiatura
Cùlata:           Ammollo di biancheria in tini, con uso di cenere e saponi;
Féscena:      Cesto con manico, usato per raccogliere frutta, a forma di cono;
Ancilla/Ancire:Uncino di legno per appendere oggetti;
Frùngillo:        Fringuello, uccello;
Frùvone:         Pertica di castagno usato durante la bacchiatura delle noci ("scugnare");
Sémmentini:   Varietà di funghi, prodotti da alberi da frutta;
Ròciola:         Carrucola per pozzi o ruota di argano in genere;
Scànnecavalle: Erba selvatica;
Cùriune:         Erba selvatica;
Ugliata/ugliatella:  Erba selvatica;
Ràpestone:      Erba selvatica;
Pàlluottole:     Castagne lessate;
Pùca:              Marza per eseguire gli innesti; 
Pica:            Specie di "eco" ricorrente proveniente dalla laringe durante il respiro; 
Fìcucielli:        Fichi, ancora in fase di formazione;
Fùlana:       Asticella di Pioppo utilizzata come piccolo tudore/tirante, nella potatura delle viti;
Carruociolo: carrozzino per giochi, realizzato artigianalmente;
Cientepelle:   Interiora bovina o suina, bollita e condita con sale e limone;
Cùtolo:       Rametto di Pioppo o di Salice utilizzato come legaccio nella potatura delle viti;
Fìcajuolo:       Raccoglitore/venditore di fichi; 
Scàrdasse:       Attrezzo per lavorare la lana;
Càrresi:           Trasportatori di derrate con carri;
Vàrricchiali:    Trasportatori di vino con carri;
Tòrtona/tùrtella: Tralcio di vite utilizzato come legaccio/tudore nella potatura   delle viti;      
Tàppiatore:  Operatore per la riparazione dei terrazzamenti;
Tàppia;         Margine di un terrazzamento;
'Ncasaturo: Pertica di legno utilizzata per costipare il terreno nei rinvasi di piante;
Stìre:           Asse di legno utilizzato per impugnare gli utensili;
Sguìglio/schiuoppo:   Gemma in fase avanzata di crescita;
Spàlatrune: Fusto di Pioppo, utilizzato come sostegno delle viti;
Tàccole/tacche:  Avanzi del taglio di tronchi;
Cìocche:  Tempia;
Còveta:       Raccolto;
Cùrtellaccio:  Macete a forma dritta, per tagliare tronchi;
Màrrezzola:    Macete uncinata per tagliare piccoli rami;
Mascariello: parti di agnello o capretto, bollite e condite con sale e limone. Generalmente indica parte del viso.
Ancire/ronca:  Falcetta uncinata sostenuta da lunga pertica;
Annizza/annizzata:    Frutta che inizia a marcire;
Tréppiero/treppetiello: Scala a tre piedi di castagno;
Scàlillo:        Scala per raggiungere alberi di elevata altezza o per raccogliere ciliege, noci, uva;
Soriciaro:  Operatore dedito alla cattura di roditori nei campi;
Vàmmane/màmmane:   Levatrici domestiche; 
'Nnzulfatore:    Operatore per l'inzolfatura delle viti;
'Mpuosto:        Postazione, base per appoggiare botti o altri oggetti;
Spàccaturo:     Coltello per eseguire innesti;
Lavannarella: Lavandaia;
Lìmmo:       Strato melmoso che si forma sulla superficie dei liquidi o del terreno;
Lìsciva:          Soda caustica;
'Mmuniache:  Dolci a base di ammoniaca;
Zàrellara:   Venditrice di nastri, spille e bottoni
Zùlfaniello:  Candelotto di zolfo usato per sterilizzare le botti;
Rammaggio:  Danni, provocare danni alle colture;
Ràrogne:         Rane;
Rìroto:           Tipo di carro da trasporto di derrate;
Vèlanzola:     Traino di carro con tre animali da tiro (Di solito Bue, Mulo e Cavallo);
Vèlanza:        Arpione/asse in legno usato per appendere il maiale per le zampe, durante la macellazione;
Scàgliuozzoli: Tipo di frittura, a base di farina di mais;
Scàzzacaturo: Attrezzo utilizzato per spostare il pane del forno;
Stoppa:      Canapa, usata per sigillare oppure usata insieme all'albume per bloccare arti slogati;
Màtala:          Contenitore in legno usato per impastare il pane; 
Mangiaguerra:  Varietà di uva autoctona; 
Pastone:    Pasto per maiali;
Parasacca:  Varietà di uva autoctona; 
Paccarelle: Varietà di pesche tardive;
Pìripisso:       Basco alla francese;
Muccaturo/maccaturo:   Fazzoletto;
Zappiello/zappelluccio: varietà di piccole zappe usate per le attività nei campi;
Zérretiello:  Brocca in creta smaltata usata per contenere il vino o l'acqua;
Pàpisso:         Farfalla di grandi dimensioni;
Papà:             Soffione, seme di Tassarico;
Pìmmicia:    Coleottero (Maggiolino), di colore verde, avente odore sgradevole, riferito anche alle ecchimosi alle dita o pulci;
Ancinetti:       Dolci locali;
Mìlocca:     Sostanza molle, comportamento scialbo (in senso dispregiativo);
Férrillo:         Aratro manuale;
Ferrareccia:     Ferramenta, venditore di ferro in filo;
Pàstanaturo:  Attrezzo in legno per piantare o seminare;
Pùcchiacchiello : Erba selvatica per formare insalate spesso con la Rucola (in ital. Portulanca);
Piedimonte: Treno della ferrovia "Napoli-Piedimonte d'Alife";
Màcennola:    Attrezzo per sfibrare la canapa dopo la macerazione;
Pìsciniello:    Piccola vasca nelle stalle, per raccogliere escrementi di animali;
Pàstone: Pasto per maiali, a base di avena, patate, avanzi di cucina;
Gràurinio:    Granoturco;
Sbàncula:      Pezzo di legno;
Scolla:      Benda usata sulla fronte per lenire l'emicrania o l'ecchimosi;
Scùgnatori:   Operatori per la bacchiatura delle noci; 
Scurriale:      Frusta per domare gli equini da traino; 
Sgaglie:  Lacerazioni ai lati della bocca, detto anche per le dicerie; 
Spiringuacchio: Segno di inchiostro stracciato su qualcosa; 
Spillone:    Grosso ago per cucire i materassi;
Sdanghe:      Assi dei carri;
Zipeppe/cantaro:  Vaso da notte;
Zàppuliato:   Leggera zappatura o risultato della lavorazione;
Zanfrine:      Attrezzo per raccogliere o distribuire letame;
Ràsula:    Attrezzo per raccogliere i residui d'impasto nella mattala;
Ràsuliare:    Pulire i terreni da erbacce con la zappa;
Ruoto:         Pietanza prelibata cotta al forno, generalmente in una padella circolare che da essa prende il nome (es. Ruoto 'e patane, ruoto 'e stocco, ecc.);
Scùllare:    Operazione di alleggerimento di piante o frutta, per favorire lo sviluppo;
Zìppolo:       Cuneo;
Zuzullo/Zuzù:  Usato per chiamare o indicare un cane, specie ai bambini;
Vriala:          Rubinetto per botti, anche l'utensile per forare;
Vùttaro:        Riparatore di botti;
Tùmpagno:   Coperchio delle botti;
Vènacciaro:  Torchio per vinacce;
Vàrrile:         Tipo di botte;
Vàllenaro:     Pollaio;
Appesa:         Salumi messi a stagionare;
Rivista:         Andare in cerca di noci bacchiate, nelle zone poco accessibili o impervie; 
Terramasco:  Strato di terreno formato da cenere vulcanica, particolarmente duro; 
Tùmmolo:    Tomolo, unità di misura del frumento e di altre derrate;
Tùfolo:          Residuo di granoturco;
Tùocco: Fare la conta:
Tùdariello 'e san Biase: Torroncino donato durante le feste patronali (Piscinola e Mugnano);
Trafagare:   Travasare il vino
Tàlle:           Parte di pianta di zucchino, da lessare;
Frustilli:      Residui della potatura di Pioppi o di alberi di frutto;
Taglia:         Solco nel terreno, usato in genere durante la zappatura;
Tàmmariello: Aggiustatore di piatti e terraglie in genere;
Tìano:    Pentola di rame, usato anche per indicare una pietanza in cottura; 
Tòrca, Torca maggiajola: Varietà di pesca;    
'Mmane 'e vite"Braccio" di vite nella sistemazione tipica, detta "a filare";                   
Stùrchio:      Fusto della pianta di granoturco;
Stùmpagnare/Tùmpagnare: Operazione di apertura e chiusura delle botti;
Stùglia:        Involucro esterno della pannocchia di granoturco;
Bàsilese:     Varietà di pesca;
Brùsca e striglia:   Spazzole per pulire il mantello degli equini;
Bottamburro/minerva:    Piccoli pedardi
Spérone:             Breve tralcio di vite, lasciato per fruttificare;
Spùllechetielli:   Fagiolini;
Spàlatrappe:  Nastro adesivo (scotch in genere);
Spàtula:         Attrezzo utilizzato per pettinare la Canapa;
Sèrchia:         Piccola ferita alle mani, screpolatura del freddo;
Sèpe/sèparella: Terrazzanento del terreno, spesso indicata anche un margine di una cupa;
Sfasciacarrozza:    Riparatore di carri;
Còsta/cùstarella: Parte di superficie del lato inferiore di un terrazzamento;
Mezzana/mezzanella: Biglie in vetro per giochi, di dimensioni ridotte;

Nìppule:                Fiocco di cotone o lana attaccati agli indumenti;
Père:                      Albero, fusto;
Trìebbeto:              Treppiedi per sostenere pentole;                
Spreppa/steppone: Parte di un ortaggio o di pianta;
Spàramonaco:      Attrezzo in ferro curvato, usato per centrare  i coperchi delle botti nelle loro sedi;
Sòrca:                        Solco per semina;
Sévera:                      Selva, zona di terreno incolto, pieno di rovi e arbusti selvatici oppure terrazzamento; 
Severaiulo:                Lavoratore delle selve;
Scopa 'e bbrusco:      Scopa di saggina;
Scìurone:                   Fichi di primo raccolto;
Sciosciammosca:      Attrezzo usato per allontanare mosche;
Schìummare:             Stendere i panni sulle corde;
Scàrpesare:            Frollatura del mosto durante la fermentazione;
Scàtozza:                   Bulbo di rapa;
Scàrda:                      Coccio di terracotta o di ceramica;
Pàstora:                 Coccio di terracotta o di ceramica, sovente utilizzato per indicare il gioco detto "della campana";
Scànnaturo:               Coltello utilizzato per uccidere i maiali;
Ròtta/céllare:             Cantina, luogo interrato per conservare vini;
Vàvrille/ràrille:          Pergole per bacchiare i legumi o il grano;
Ràmpule:                    Ramo di albero;
Ràffia:                        Rafia usata per eseguire innesti;
Récca:                        Varietà di ciliege autoctone; 

Belledonne:                Varietà di pere;
Quartarulo:                Piccola botte;
Pùzzaro:                     Pulitore o riparatore di cisterne/piscine;
Mòntese:                    Cavatore di pietre di tufo;
Mònettine:                 Varietà di pesca precocissime; 
Molaforbice:             Arrotino;
Prussiano:                 Vomere, aratro;
Pùla:                          Residuo della bacchiatura;
Prùpana:                    Propaggine;
Pòrca:         Porzione di terreno per mettere a dimora  ortaggi;
Pullanghella: Spiga di granoturco lessa, anche per gallinella.
Ossacane:   Porzione di terreno per mettere a dimora semi di frutta;
Papute:       Incappucciati, membri della Congrega;
Pònteche:    Frutta acerba, tanninica;
Pigna mmolise:     Pino che produce pinoli;
Pigna pònteche:    Pino che non produce pinoli;
Pianella:     Vassoio di legno, con sponde, per far lievitare il pane;
Pésellera:    Residui secchi di piante di piselli;
Fàsolina:     Residui secchi di piante di fagioli;
Fàvara:        Residui secchi di piante di fave;
Pàtanara:     Residui secchi di piante di patate;
Vitecaglia:    Residui secchi di tralci di vite;
Pàstene:       Ampio appezzamento di terreno con alberi da frutta;
Ova 'ngallate:   Uova fecondate;
'Ncauzare:     Rincalzare ortaggi;
'Nzerta:          Fascio/mazzetto
Bandiera:    Quadro con immagine del santo patrono, addobbato con luci e appeso in luogo stabilito del quartiere, per annunciare i festeggiamenti patronali in programma;
Cannuccia:    Pezzi di canne per appendere il bucato
Cagliata:       Tipo di formaggio di produzione familiare; 
Cerasare:    Raccoglitore di ciliege; 
Cuòfene/cùfunature:  Recipienti per derrate;
Mùrtorio:      Funerale;
Mònte:           Cava di tufo o pozzolana, anche pozzo d'areazione;
Mezzaniello:  Fienile della stalla, soppalcato;
Màntice:        Attrezzo usato per inzolfare le viti;
Méta:              Covone di paglia in genere; 
Mezavotte:     Tipo di botte;
'Ngerare:        Formazione della spiga di grano o d'orzo;
'Nzertare/'Nzerto:  Innestare/innesto;
'Nzeccosa:  Frutta acerba, tanninica; 
'Nzeveruso: Frutta acerba;
Tùficchio:   Tappo inferiore della botte;
Màfero:      Tappo superiore della botte;
Lémmate:   Piccolo sentiero tra i campi, spesso nei confini (forse deriva dal latino: limites)
Lùmmata:    Luminarie per le feste patronali;
Legnasanta: Albero e frutti di cachi;
Iunco:          Giunto, legaccio, di origine vegetale;
Gùainella:   Gioco dei ragazzi, con lanci di pietre;
Fùnella/Trezza;:     Fune sottile, per stendere il bucato;
Fùmeta:       Fumo o ambiente poco nitido;
Fureste: Si dice di animale selvatico o di animale che mostra comportamenti poco domestici;
Fùrcina:       Pertica di legno terminante con una forcella;
Frùscella:    Piccoli contenitori in vimini, per la ricotta;
Ficchi ficchi: Tipo di fuoco pirotecnico;
Granata:      Melograno o tipo di bomba per fuoco pirotecnico;
Féccia:         Morchia depositata nella fermentazione del vino;
Féligna:       Fuliggine, ragnatela;
Dìana: Fuoco pirotecnico mattutino, per annunciare l'inizio della festa;
Cùparella:   Piccola cupa, stradina con margini in rilevato, anche con sviluppo in pendenza;
Cùfunatura:  Recipiente in legno adoperato per il bucato;
Cràstula:       Frammento di piatto o di mattonella in genere;
Còtre:       Telo ricamato, nero o viola, usato un tempo per i funerali;
Cùonso/Cònsuolo: Cena offerta ai parenti del defunto;
Cìambotta:    Minestrone estivo a base di ortaggi;
Chìaccune:    Tralci di vite, in formazione;
Chìerchia:     Cerchio delle botti;
Chìuppo o chìuppete: Pioppo;
Cérnetura:     Residuo della setacciatura di cereali o altre sostanze;
Cènneraturo: Telo  per coprire il bucato;
Càvicchio:      Piccolo tappo per botte
Càterozza:      Bulbo della rapa;
Càrrato/càrratiello: Tipo di botte grande;
Càrdone:        Cardo Mariano;
Càpezza:        Armamento in cuoio per equini;
Càuraturo/càurara: Pentolone in rame;
Càpizze:         Fusto della canapa;
Cànnaturo/ cànnaturizia: di cosa che stimola la golosità;
Cànnule:        Canapa;
Cànnito:         Canneto;
Càlatura:        Propaggine di vite;
Càmpata:        Stipendio, risorse per il sostentamento;
Càcecavuoglio: Portare sulle spalle, spesso indica un tipo di gioco;
Colostro:  Primo latte di mucca, conseguente a un parto;
Cùpiello:       Piccolo tino per contenere il vino o il pasto degli animali; 
Béllelle:         Varietà di pesche;
Bùverone:      Tipo di fondazione per muri;
Bùbbazza:    Intruglio di cose non specificate, spesso usato in senso dispregiativo;
Bùttone:            Gemma;
Brustulaturo:    Attrezzo usato per torrefare l'orzo o il caffè; 
Arilla:         Semi di uva; termine usato spesso per indicare vivacità oppure il grillo;
Arricettare/ricietto: Pulizia/pulire, spesso usato per indicare la morte di qualcuno;
Archetiello (festa dell'): Sagra celebrata a Miano, presso la chiesa della Madonna dell'Arco;
Anemella:          Interiora di animale
Aire:   Aia, piazzale interno alle masserie per eseguire lavorazioni;
Abbrustuliato:   Bruciato, tostato;
Anfolla:             Piccola anfora, per conservare l'acqua;
Abbascio:          Zona del territorio in depressione.

 
Speriamo che questa piccola trattazione stimoli la curiosità e l'interesse soprattutto delle giovani generazioni, attuali e future, auspicando che essi continuino e implementino il lavoro di ricerca svolto e, soprattutto, conservino queste tracce antropologiche del territorio, quale valore culturale appartenenti alla storia della loro terra di origine.

Salvatore Fioretto
 
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