venerdì 12 gennaio 2018

Una epistole del 1577... Quattro secoli fa, con il problema di riparare le strade....

Sembra una storia recente, ma è una notizia di oltre 440 anni fa, e riguarda una disposizione del Reggente, Marchese di Salazar indirizzata al magnifico D. Pompeo Carmignano, pubblico ufficiale dell'epoca incaricato all'applicazione della tassazione. 
Ci troviamo nel periodo storico del Viceregno spagnolo, e per riparare questa importante arteria stradale di collegamento di molti Casali (tredici) situati a nord della capitale, tra cui Marano, Quarto, Mugnano (Mognano), Miano, Mianella, Piscinola, Marianella (Mariglianella), Calvizzano (Calvizano), Villaricca (Panecuocolo), Chiaiano (Chiayano) e Polvica (Polveca), si decide di tassare gli utenti della strada, ovvero i proprietari di masserie, giardini, appezzamenti di terreni e altri immobili, che beneficeranno della miglioria. 
Da notare che, come spesso si rileva nelle carte antiche, il toponimo di Marianella viene sempre storpiato in Mariglianella..., comunque è chiaro che si riferisce al nostro vicino Borgo. La località di riferimento citata nel documento è "Fardo di Fratta", purtroppo non è dato di conoscere dove si trovasse esattamente, anche se sappiamo dalle carte angioine che nel Casale di Piscinola esisteva in passato un locus chiamato Fracta Frattole (o solo Fracta). 
Diamo tempo per altre scoperte...!


1577 dicembre 30, Napoli
Philippus Dei gratia rex etc.
Magnifice vir regie fidelis dilecte. Nelli anni passati per parte de molti padroni di massarie, selve, i giardini et case alle quali se va per via pubblica in loco dove se dice Fardo di Fratta fu fatto intendere ch'era guasta et arruvinata che se non se accomodava se sarria fatta in tutto impracticabile et se sarria levato il commertio et concorso de trideci casali a questa fidelissima città de Napoli con i grande incomodo questa predetta città et danno delle persone che possedeno beni in detti lochi. Et havendo supplicato per l'accomodo della strada predetta, fu preordinato che si dovesse pigliare infor(mation) e se stava guasta come si exponeva et si per essere cossì guasta si causava danno al pubblico se si posseva accomodare de maniera che ci potessero pratticare carri et carrette et si non avesse parso farsi practicabile nel modo predetto che spesa saria andata in fare che ci praticassero bestie a somma senza impedimento et che la strata fosse durabile et da dove se haveria possuto cavare la spesa et se ne facesse relatione inscriptis, acciò se havesse possuto provedere. 
Et essendosi andato sopra detto loco con esperti fu fatta relatione che s'era ritrovata detta strada rovinosa trasformata dal strato antiquo che non vi si po commodamente per quella passare, ne praticare senza grande pericolo delli passagieri a piede et a cavallo ne con i salme carriche de vittovaglie ne altri frutti et che il più delle volte sogliono cascare salme et homini a cavallo et che si è causato et causa molto danno per lo commertio che se impedisce delli lochi et persone che prima se servivano di detta strata et che volendosi accomodare, che sia durabile si può facilmente accomodare con spesa tanto di fabriche quanto d'ogni altra cosa di d(uca)ti mille settecento i ottantaquattro et che con detta spesa et acconcio li passaggieri molto comodamente potranno passare con le loro salme et vittovaglie di qualsivoglia modo che li piacerà et che ne participano grande comodo et utile in specie li casali de Panecuocolo, Marano, Quarto, Calvizano, Mognano, Polveca, Chiayano, Mariglianella, Piscinola, Miano et Mianella. Et vista la detta relatione fu comandato che si dovesse fare la tassa fra tutti li casali et padroni di massarie, selve, case et giardini che sono appresso la detta strata et traficano per quella et ne senteno beneficio perche si faccia praticabile come dì sopra sta declarato et che si dovesse repartire la eletta quantità de dinari perché la pagassero li sopradetti per es et libram de maniera che s'uno havesse contribuito secondo li beni che avesse tenuto et fatta la detta tassa si fosse exatta et si fosse posto mano a l'opra de maniera che si fosse fatta come conviene perche il tutto si fosse fatto et esequito con la superintendentia et ordine del inf(ade)tto magnifico et circospetto regente Salernitano del Consiglio Collaterale di sua M(aes)tà 
et per possere fare la tassa predetta forno fatti banni che ogn’uno l'avesse revellato quello che possedeva in detti lochi alcuni delli quali fermo revellatione predetta et distribuita la quantità predetta necessaria per la detta spesa per lo numero delle moia et delli beni fu fatta tassa della quale ve informarete et non essendo anco posta in executione detta opera et convenendo al beneficio publico delli detti pad(ro)ni  di massarie, selve, giardini et case et delli casali che pratticano per detta strata che se accommodi nel modo che di sopra fu ordinato acciò si faccia praticabile e in essa sia il commertio per venire in questa predetta città con vittuaglie et altre cose per grassa della città predetta per risultarne utile ancora a tutti li detti casali et padroni di detti lochi non possendosi ese(qui)re se non per mano de persona che sia diligente confidente et d'authorità come sete voi magnifico Pompeo Carmig(nan)o et per esserci voi interessato per havere massarie in detti lochi ci ha parso dare a voi il detto peso si come per tenore dela presente ve lo damo et ve dicimo et ordinamo che debbiate con la vostra solita diligenza riconoscere la detta strada senza de ciò pigliare salario alcuno et provedere che subito senza perdere momento di tempo si ponga mano a farla accomodare come di sopra sta dechiarato, fando la tassa per la demi quantità de denari che ce bisognarà tra li detti padroni delli detti lochi et casali che traficano per detta strata, procurando anche di nuovo che se renovinano detti bandi quali ordinaremo che ad vostra relatione si faccino et bisognando fare nova tassa la quale tassa la farrete exigere inremisibiliter da qualsivoglia delli predetti et dalli detti casali senza eccettione di persona alcuna per es et libram de maniera che ogniuno paghi quello che giustamente li toccharà constringendo ciaschoduno al pagamento etiam per via di carcere attalché per mancamento de denari non si lassi di farsi incontinente detta opera, nello che non perderete ne farete perdere un momento di tempo fando et exequendo il tutto con la superintendentia et intelligentia di detto magnifico et circospetto regente Saler(nita)no, dandovi et concedendovi in premissis exequendis vices et voces regias atque nostras plenumque posse nostrurn ordinando et comandando a tutti et singuli officiali et tribunali che vi debbano prestare et fare prestare ogni agiuto e favore come da voi saranno ricercati, Non fandosi lo contrario etc.. La presente resti in vostro potere.
D(atum) Neapoli, die 30 Xbris 1577 (30 dicembre 1577).
El Marques
Vidit Salazar regens; vidit Saler(nita)nus regens; Puente pro sec(retario)
In Curie 3°, folio 85 

Al magnifico Pompeo Carmig(na)no
  
Abbiamo trascritto un altro interessante documento trovato nel corso della nostra ricerca, che descrive uno spaccato storico della vita amministrativa della Napoli nel periodo del Viceregno spagnolo e, come spesso facciamo, l'abbiamo utilizzato come reperto storico per la nostra esposizione, che ci vede "osservatore" che narra la storia, ponendoci dalla parte degli antichi e nobilissimi Casali di Napoli e rivolgendo lo sguardo verso la nobile Capitale del Viceregno...; perché, ed è la storia a dimostrarlo, questo territorio è stato considerato nei secoli scorsi importante, alla stessa stregua della città di Napoli. Infatti, già ai tempi degli Angioini, i Casali erano considerati fiscalmente alla pari della città di Napoli, ovvero territori demaniali, esenti da tasse e da gabelle,
Salvatore Fioretto



sabato 6 gennaio 2018

La Befana, tra cunti, nenie, indovinelli e aforismi...


Oggi, sei gennaio, è il giorno dedicato all'Epifania, ovvero alla cara e vecchia Befana: figura fantastica che ha destato i sogni di tante generazioni di fanciulli. Un tempo era una Befana povera, perché molte famiglie non vivevano nell'agiatezza, ma comunque attesa e sognata tutto l'anno dai pargoli, perché, pur nella loro vita dignitosa, tanti genitori riuscivano a portare alcuni doni ai loro figli, anche se spesso erano composti solo da pochi agrumi, frutta secca e qualche caramella...
E' quindi oggi la festa dei bambini! Un tempo era molto bello la mattina camminare per le strade del quartiere, specie nelle zone più popolari di Piscinola e incontrare tanti fanciulli che mostravano felici i loro regali agli amici oppure giocare in comunità. Ecco, manca oggi proprio questa forma antica di socializzazione, rappresentata dal gioco di gruppo, che purtroppo la cultura, la moda e il vivere quotidiano dei nostri tempi ha cancellato dalla quotidianità dei fanciulli. Oggi Internet e i Network, insieme ai sistemi digitali e informatici, rappresentano i loro interessi e le loro passioni. Comunicano tra loro spesso "a distanza", vivendo in un mondo prossimo a quello virtuale...
Si può dire che solo alcuni decenni fa i giochi dei bimbi si svolgevano all'aria aperta ed erano costituiti da sistemi e pratiche semplici per divertirsi, associando il canto, la recitazione, all'esercizio fisico e alla loro creatività; la parte fondamentale dei giochi era però rappresentato dal canto.
Molto belle erano infatti le cantilene, le filastrocche e gli aforismi, che venivano cantati un tempo dai bambini nel corso dei loro giochi, ma anche dai grandi. Lo stesso vale per gli indovinelli, i motti ed i detti, alcuni tipicamente piscinolesi. Ne abbiamo raccolti alcuni, riproponendoli in questo post, cercando di diffondere la loro semplicità e bellezza a tutti coloro che non li hanno ancora conosciuti.
 


Indovinelli e aforismi

Mi-uno, mi-due, mi-tre ccancelle,
‘O fraulo ‘e pelle e ‘o picchippò;
Conta, conta, ca dudece sò.

Addivin’ andivinella:
Dove sta la mia sorella?
Sta di qua? Sta di la?
Addivina dove sta?

Mo véne Natale
Nun tengo denare
Me fumo ‘na pippa
‘E me vaco a cuccà…

Uno, doje e tre,
‘O papa nun è rrè;
‘O rre nun è papa
E a vespa nun è ape…

‘E overo ca si ‘bello: 
Cu’ ‘a mazza,
‘O sisco e ‘o ‘mbrello!

Dàlle, dàlle e dàlle
‘O cucuzziello addevente tallo,
Dàlle, dàlle e dàlle
‘A rosa fresca addiventa vallo.
Dàlle, dàlle e dàlle,
Pullecenella è caduto in fallo.

Maruzza, maruzza
mammete fete e patete puzza!

E’ vva bbene dicette Onna Lena,
Quanne verett’ ‘a figlia, ‘a jummenta
‘E la gatta prena ...


Cantilene e indovinelli

Caruso, melluso,                                                         
Miett’’a capa ‘int’’o pertuso,                                      
Ca po’ vene ‘o scarafone                                            
E te roseca ‘o mellone.                                                 

Chiove ‘e gghiesce ‘o sole:                                            
Tutt’’e vecchie fann’ammore;                                      
Fanno ammore ‘int’ ’o tiano
Tutt’ ’e vecchie ruffiane;                                        
Fann'ammore ‘int’ ’o catino,                                     
Tutt’’e vecchie malandrine.                                    
                                                                                     
Storta, picoscia,                                                         
Tiene ‘e cosce mosce mosce                                        
E sott’ ’o suttanino                                                     
Tien’ ’o scoglio ‘e Margellina.                                      
                                                                                    
Sega sega, mastu Ciccio                                               
‘Na panella e nu sasiccio:
‘A panella ‘nce ’a magnammo                                     
E ò sasiccio ‘nce ’o stipammo;                                        
‘Nce ’o stipammo pe’ Natale                                         
Quanno veneno ‘e zampugnare                               
E nce danno ‘a cucchiarella                                          
E nce magnammo ‘a farenella                                      
                                                                                  
Maria ‘int’ ’o giardino
Jéva cuglienno ‘o ppetrusino;                                      
Petrusino nun nce steva                                             
E Maria se ne jéva.   
                                                   
                                                                                    
Arri arri, cavalluccio
E zi moneco cu ’o ciuccio:
E zi moneco nun puteva,
E zi moneco s’accedeva,
S’accedeva ‘ncopp’ ‘o ciuccio:
Arri arri cavalluccio.

Maria mariola
Porta a bbevèr’ ’e ggalline;
‘E ggalline fanno ll’ova
E Maria 'a mariola.


Scugnato senza diènte,                                               
Vasa ‘nculo ‘a zì Vicienzo;                                           
Scugnato senza mole,                                                  
Vasa ‘nculo ‘a zì Nicola.                 
                                                                                                           
Sott’ ’a ll’acqua e                                                          
Sott’ô viento,
E sott’ ’e nuce ‘e Beneviento!

Tuone e lampe fatt’ ’a rasse,                                           
Chest’è a casa ‘e Santu Jasso (San Biagio),                  
Santu Jasso e Santu Simone,                                         
Chesta è la casa ‘e nostro Signore,                         
Nostro Signore si trova dint’ ’a llu campo        
E ci liberi da tuone e lampe!


'Nce steva 'na vota 'nu viecchio e 'na vecchia,
'Ncopp''a nu monte, 'ncopp''a nu specchio;
'Ncopp''a nu specchio, 'ncopp''a nu monte;
Aspiette lloco, ca mo t''o cconto.


Rrè, rrè, rrè,
Tutt''a sotto 'a for''e me.

'Ncapa 'e na muntagna
Scassagnatissimante...

Pizzi-pizzi tranculo
E' la morte di Santranculo;
Santancrulo è pipì
E' la morte d''o Sarracino;
Sarracino faceva llu ppane
E tutte lle mosche se lo mangiavano;
Pallarò, pallarò,
Chi è primmo,jesce fora,
Jesce for''a llu ciardino,
Pizza doce e tagliuline.         

'A farfallina rossa
M'ha muzzucato 'o musso;
'Nu poco 'e sanghe russo,
'Nu poco 'e vino russo,
M'ha fatto mbriacà
Mannaggia 'a ccà,
Mannaggia 'a llà,      
Mannaggia 'a pettula 'e mammà! 

L'apparecchie americane
Votte 'e bombe e se ne và:
Se ne và dint''a cucina,
Rompe tazze e piattine.

Dimame è festa:
'O sorice mmenesta,
'A gatta dint''a cucina
Taglia 'o ppane e mette 'o vino,
Mette 'o vino a carraffelle
E taglia 'o ppane a ffelle a felle.

Canzone dello scanzafatiche:
Lunnerì  dì, dì,
Marterì pure accussì,
Mierculerì cheste e chello,
Gioverì merculelle,
Viernarì pigliatillo,
Sabato né chesto e né chello,
Ppecché 'a Rummeneca è 'a cchiù bella.
                                                        


Nenie
Jésce, jésce, corne,
Ca mammete te scorna;
Te scorna ‘ncopp’all’asteco
Pe’ ffà ‘nu figlio masculo.

Nuvena, nuvena,
Ca màmmete è prena,
Ha fattu nu figlio
E se chiamma Michele,
N’ha fatto ‘n’ato
E se chiamma Carluccio
E màmmeta téne
‘A coda ‘e ciuccio.

Nonna nonna, nonna-nunnarella
‘O lupo s’ha magnat’ ’a pucurella.
E pucurella mia, comme faciste,
Quanno ‘mmocc’a lu lupo te vediste?
E pecurella mia, comme campaste,
Quanno ‘mmocc’ ’a lu lupo te truvaste?



Altre cantilene dei bambini
Ma che bel castello, Marcondirondirondello…,
Ma che bel castello, Marcondirondirondà!… 

Zii monaco 'ndegne 'ndegne,
E' caduto 'a copp''e legne,
E s'è fatto 'o ruciulillo,
E Zii monaco peccerillo...!

Cento cinquanta la gallina canta,
lasciatela cantare che si vuole maritare
si vuol pigliar la luna
la luna è troppo bella
e tutti giù per terra…
Giro, e giro, tondo,
Quando è bello il mondo;
Casca il mondo,
Casca la terra,
Tutti ggiù per terra!

Mannaggi’ ’a marina, 
Pe’ mmezz’ ’e Giacchino,
s’è rutto ‘o cuppino,
nun pozzo magnà.
Mannaggia cà, mannaggia là,
mannaggia ’a pettula ’e mammà;
‘nu par’ ’e zucculille,
‘na rosa ‘int’ ’e capille:
guagliò che guarde ‘a ffà?
‘J ’a mossa ‘a saccio fa!

Giro e giro, tondo,
Quando è bello il mondo
Fai un salto
Fanne un altro
Fai una riverenza
Fai una penitenza
Batti le mani,
Guarda il cielo,
Guarda la terra,
Guarda in su,
Guarda in giù,
Dai un bacio a chi vuoi tu!…

Parigi, Parigi è una bella città (oppure Torino, Torino)
si mangia si beve l’amore si fa
hai tu visto mio marito...? (si)
di che colore era vestito...?(es. rosso)
hai tu questo colore) ... (si)
vuoi uscire per favore??

A ‘mblì, ‘mblò,
E la lince e la lancia,
Quanti fiori ci sono in Francia,
Donna Giuseppì,
Donna Caterì,
Esci fuori garibaldì...!

Anghingò tre galline sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore
il dottore si ammalò
ambarabà, ciccì, coccò...

Sotto il ponte di Baracca,
c’è Ninì che fa la cacca,
la fa dura dura dura,
il dottore la misura,
la misura trentatré
1, 2 e 3, tocca proprio a te!!!


In un prossimo post racconteremo tutti i giochi che un tempo erano svolti dai fanciulli nel nostro territorio. 
Buona Befana 2018!

Salvatore Fioretto


Tratti dal libro "Piscinola, la terra del Salvatore, una terra, la sua gente, le sue tradizioni" ed. The Boopen, 2010 di S. Fioretto.